“Vite Straordinarie”: la storia della rinascita di Lorena

Ha inizio la nostra rubrica di “Vite Straordinarie”, e noi di poetiestinti.com, abbiamo voluto iniziare da una sofferta, quanto grande e miracolosa testimonianza di vita.

Tante sono le storie, ed ognuno di noi potrebbe scriverne libri, o girare dei film, per quanto talvolta gli eventi possano divenire nefasti, o miracolosi.

Questa è la storia di una donna: una mamma, una nonna. Un essere umano che dalle proprie sconfitte e fragilità, ha trasformato la sua vita.

Questa, è la storia di Lorena. Buona lettura!

Lorena e suo marito Luciano

“Ciao a tutti, mi presento: mi chiamo Lorena ho 61 anni e abito vicino alla città di Torino, ma sono originaria di Carpi (MO).

Ci siamo trasferiti in Piemonte per motivi di lavoro del mio papà.

La mia è una famiglia di grandi lavoratori; mia mamma era una mondina e mio padre lavorava alla Olivetti. Ho un fratello ed una sorella più grandi di me di 12 e 13 anni. Sono sposata con un Uomo fantastico da 40 anni, e abbiamo una figlia e due splendide nipotine di 9 e 4 anni. Quando siamo arrivati in Piemonte mia mamma ha fatto svariati lavori, dalla donna delle pulizie alla commessa pur di darci tutto ciò di cui avevamo bisogno, fino a quando nel 1976 decise di mettersi in proprio acquistando una lavanderia tradizionale, che io ho successivamente rilevato quando lei se ne andò in pensione.

Amavo molto il mio lavoro, pur essendo faticoso.

Avevo altresì collaborato con atelier da sposa, per lavare e stirare gli abiti da sfilata.

Nel 2017 la stanchezza aveva incominciato a prendere il sopravvento; era qualche anno che non facevamo ferie, e quindi mi ero concessa tre settimane per riposarmi, di cui due di queste trascorse in Egitto. L’ ultima settimana ci avevano raggiunti nostra figlia con la famiglia, ed era stato bellissimo condividere il tempo un po’ con loro, senza pensare a niente, soltanto riposo, sole, e mare splendido. Il 2 settembre, al termine delle vacanze, alle 23,50 eravamo ripartiti da Marsa Alam atterrando a Milano Malpensa alle 5 di mattina. Avevamo preso i bagagli salutando nostra figlia e la sua famiglia, dirigendoci verso l’auto. Fin qui tutto bene; eravamo rilassati e felici grazie a questa meritata vacanza rigenerante.  Eravamo entrati in autostrada, direzione Torino, fermandoci dopo un’oretta per un caffè in autogrill. Ripartiti, e a soli due chilometri da casa, la macchina era uscita fuori strada a causa di un malore di mio marito alla guida. Ricordo ancora tutto: in quei momenti non avevo mai perso i sensi, e vedevo l’auto che continuava a sfrecciare attraverso i campi senza fermarsi. La sfortuna però, ha voluto ci fosse un muretto, e l’auto ci si era scontrata. Al termine della corsa, mio marito era letteralmente schiacciato al volante e respirava a fatica, ed ero molto preoccupata per lui, nonostante anche io nel frattempo, avessi il gomito sinistro a penzoloni ed avevo dedotto fosse rotto. Avevo la borsetta in basso, speravo il cellulare funzionasse per chiedere aiuto, ed ecco che, sorpresa, avevo notato l’osso della tibia fuori, ma non provavo dolore e non perdevo sangue. Comunque, ero riuscita a chiamare il 112, e nel frattempo, grazie a Dio, si erano fermate due persone, a cui poi ho passato il cellulare ad una di queste per poter dare indicazioni.

Arrivata finalmente l’ambulanza, i medici si erano subito accorti della mia grave situazione, mentre mio marito mi avrebbe poi successivamente raccontato che mi avevano sedato pur di tirarmi fuori dall’auto. Ci avevano trasportato in due diversi ospedali: io al San Giovanni Bosco a Torino, mentre lui a Chivasso. Avevo fratture multiple, sul piede destro e sul gomito sinistro, fratture scomposte al piede sinistro, metatarsi rotti. Infine, era giunto il peggio: la cintura di sicurezza nell’impatto, mi aveva lacerato il duodeno, rompendo delle vertebre. Ad oggi, nel piede destro e nella schiena, ho delle placche e dei chiodi in titanio. Ero stata messa subito in coma farmacologico, ma il 90% delle possibilità a detta dei medici, era che non vivessi (mia figlia ha dovuto firmare per la donazione degli organi, visto che era a conoscenza del fatto, che sarebbe stato un mio desiderio).  Insomma, in sintesi, se fossi riuscita a sopravvivere, al massimo avrei dovuto trascorrere la mia vita da paraplegica in sedia a rotelle. Ricordo, durante quel coma, che la mia mente m’aveva portato in un luogo molto molto oscuro, dove una voce mi chiedeva: “Ti piace qui?”, e io gli avevo risposto di no, visto che ho sempre avuto paura del buio. Una di quelle esperienze premorte, dove ci si trova dentro un limbo, tra la vita terrena, e chissà cosa in quel dopo infinito. Dopo esattamente quattro giorni torno miracolosamente “tra i vivi”. Un mese trascorso in ospedale, e poi finalmente a casa, con non poche difficoltà. Mio marito aveva un braccio rotto e nell’altro un tutore. Mio marito, eh già: un uomo d’oro! Ci amiamo tantissimo, e questa terribile esperienza ha fatto ulteriormente rafforzare il nostro legame. Sono stata complessivamente tre mesi a letto e ben sei senza poter camminare. Appena ho potuto, ho iniziato il percorso di fisioterapia. Ho pianto tantissimo, credetemi!

Faceva malissimo, ed io solitamente sono una donna che tende a non lamentarsi mai. Nonostante ciò, la mia determinazione e testardaggine mi hanno infine premiato. Premetto che il mio fisico mi ha aiutato, essendo una sportiva. I medici non avrebbero scommesso 10 euro su di me, e infatti andando ogni volta alle visite rimanevano sbalorditi dai miei progressi. Son passati tre anni, e ci siamo reinventati una vita nuova, e ne vado orgogliosa, anche se non posso più fare quello che facevo prima; le lunghe camminate in montagna sono ridotte, ed anche per questo ho versato tante lacrime! Mi son detta: prima o poi farò il Cammino di Santiago! Sì, esatto…lo farò, a piccoli passi, perché dopotutto è soltanto andando lentamente che possiamo riuscire a fare tutto. Spero tanto che queste mie parole servano a qualcuno/a. Non mollate mai, abbiate fiducia in voi stessi, e se ce l’ho fatta io, sono convinta oggi più che mai, che ognuno di noi ha la forza, la grinta e la tenacia per affrontare qualsiasi problema!  Basta tirare fuori il coraggio che vive in noi, e crederci, senza alcuna paura. Ora sono “bionica”, ma amo la vita ed ho ancora tante cose da fare. Sul braccio destro mi sono tatuata “Resilienza 03/09/2017” il giorno della mia rinascita. Mai mollare, volere è potere. Vi abbraccio tutti.

Lorena

E tu, hai una storia da raccontare? inviacela a tb93@live.it!

Piaciuto l’articolo? Raccontaci la tua esperienza!

Pubblicato da Salvatore Liggeri

29 anni, scrittore, viaggiatore perenne. Amo i boschi, le montagne e la libertà.

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